In primo luogo è bene sottolineare come la scelta di una epistemologia ermeneutica marchi adeguatamente la distanza che separa la GT dall’originario ceppo psicoanalitico. Il modo di concepire
il ruolo del paziente e del terapeuta, la funzione degli strumenti teorici che quest’ultimo porta nel setting, la prospettiva in cui lo stesso dialogo terapeutico si svolge, la considerazione delle varie dimensioni temporali implicate nella terapia: su tutti questi punti basilari la ‘differenza gestaltica’ è data non da un’episodica novità rispetto al freudismo bensì da una impalcatura ermeneutica che rilegge l’eredità di Freud, in un impasto originale (e probabilmente unico), dunque, tra il bacino di coltura fenomenologico e i fermenti psicoanalitici. Nasce da qui la visione gestaltica della questione diagnostica, che in sede introduttiva è possibile illustrare esaminando due campi semantici decisivi all’interno dei grandi orizzonti
della temporalità e del ‘con/tra-esserci’: il senso del passato e la struttura della relazione terapeutica.

Antonio Sichera, Ermeneutica e Gestalt Therapy. Breve introduzione ai fondamenti di una diagnosi gestaltica in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 12