È in rapporto ad un tu che si impara a portare il limite, altrimenti si ha sempre bisogno di un posto tranquillo e protetto in cui rifugiarsi. L’altro passaggio da compiere è quindi quello dall’io al tu. In questo esodo bisogna fare intanto i conti con la contrattazione. L’abbraccio è una contrattazione: ti deve soddisfare, ma deve tener conto dell’altro. Se aboliamo il contratto, il discutere, il metterci d’accordo, in verità aboliamo e abbandoniamo l’appartenenza. I dettagli vanno sempre contrattati. Il narcisista non ha voglia di contrattare perché è centrato solo su sé stesso. L’abbraccio contrattato è il migliore e sarà proprio per questo un abbraccio nuovo. Ma la realtà richiede anche un esodo dalla ‘mia immagine’ di appartenenza, fatta di contrasti, di giochi di luci e ombre. Solo quando usciamo dalla nostra fantasia di incontro siamo capaci di consegnarci, ed è qui che nasce l’appartenenza. È il grande salto: il passaggio dall’appartenenza immaginata a quella costruita e realizzata. L’appartenenza diventa difficile perché non ci si consegna. E la consegna è possibile solo se prima si è vissuta un po’ di solitudine per conoscersi.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, p. 32

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