È proprio il tradimento della nostra integrità – che si manifesta in tanti modi nell’invidia – il punto di partenza anche per la cura e il superamento di questo rischio. Come scrive Pulcini, è proprio nella persistente e irriducibile affezione verso la nostra individualità, o meglio verso la nostra singolarità, che risiede proba­bilmente il più efficace antidoto all’invidia. Questa fedeltà a noi stessi può infatti consentirci di ritirare le nostre proiezioni sull’altro, può spingerci ad accettare e persino a valorizzare anche gli aspetti meno gratifi­canti e più scomodi della nostra personalità, in quanto nostri e soltanto nostri, liberando allo stesso tempo l’altro dall’immagine distorta che si riflette nei nostri occhi invidiosi. Se è vero, in altri termini, che solo la consapevolezza della nostra unicità può restituirci il senso di ogni esistenza e persino la fonte di una possibile felicità, è vero anche che essa rappresenta l’unica chance che abbiamo di trasformare lo sguardo maligno verso l’altro in una relazione di reciproco riconoscimento.
Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pp. 70-71