Se ripensiamo al mito di Narciso, come ci ricorda Bill Viola, il problema del Narciso non è innamorarsi di se stesso ma non avere visto l’acqua. Avere l’illusione di vedere se stessi e non vedere l’acqua ci dice molto sul dramma del N [narcisismo]. Il T [terapeuta] permetterà al Pz [paziente] di vedere l’altro non come specchio di sé, ma come altro da sé: un altro, il T, che non gli chiederà di negare parti di sé né di essere speciale, perfetto. Il T diventerà così presenza attenta a cui manifestarsi nella propria fragilità, che gli/le permetterà di attraversare ‘il riflesso dell’acqua’ a cui ostinatamente ci si è fermati e di consegnarsi al contatto finale dell’incontro con l’altro. La terapia finirà e renderà possibile… vedere l’acqua e oltre l’acqua, scoprire di sentirsi meno soli, forse più tristi, ma sicuramente grati a chi ha condiviso con lui/lei un pezzo della propria strada riuscendo a ridargli/le il suo corpo e la sua anima.

Valeria Conte, La modalità relazionale narcisistica nella postmodernità e il lavoro terapeutico in Gestalt Therapy, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, p. 34