Elisa Amenta. Mi sembra interessante quello che lei scrive in riferimento ad alcune metodologie di lavoro e in particolare all’uso della tecnica del ‘gesto-chiave’ come ‘una porta per la memoria’. L’individuazione del gesto-chiave a cui fa riferimento nel suo intervento clinico riprende la storia interrotta del corpo e ne completa la trama, cercando un finale diverso da quello già scritto. Nell’ambito delle psicoterapie corporee, con l’amplificazione del gesto-chiave si rimette in connessione la sequenza muscolare-emozionale: un’emozione-trattenuta che tende ad esprimersi. La Gestalt Therapy, all’interno di una lettura relazionale, vede nel blocco muscolare-emozionale il non aver portato a compimento un gesto preciso in una relazione precisa.  Ritiene possibile una lettura relazionale, oltre che intrapsichica, di questa sequenza?
Maurizio Stupiggia. Certamente! In un mio recente articolo ho mostrato l’importanza della tecnica del gesto-chiave nel lavoro di ricucitura della trama relazionale implicita. Questo è utile nei casi di persone traumatizzate, perché ricostruisce un senso di essere-con-l’altro. Voglio inoltre sottolineare il fatto che per me, nella mia ottica bio-sistemica, qualsiasi aspetto individuale ha una valenza relazionale; il mio corpo è frutto della mia storia relazionale e, al tempo stesso, produce letteralmente le stesse interazioni attuali come un’eco del passato.

Elisa Amenta, RILEGGENDO ‘IL CORPO RITROVATO’ – Intervista a Maurizio Stupiggiain GTK 3, Rivista di Psicoterapia, Settembre 2012, p. 73