E se il Novecento è stato il secolo in cui la donna è entrata nella polis,il secolo che ha preso sul serio Antigone (secondo la profezia di Heidegger, ricordata dalla Arendt, di un Novecento interessato radicalmente alla questione femminile), allora si può affermare che il sogno di Sofocle comincia ad avverarsi nella postmodernità, in questo avvento della donna nella città. Se la politica è – sempre secondo la Arendt – lo ‘spazio plurale di reciproca apparenza’, allora la comunità ha bisogno della donna per una polis nella quale sia affermato il carattere relazionale dell’esistere, del con-vivere. La modernità di Antigone sta proprio nell’aver compiuto il passo dalla casa alla città. Portando il suo corpo vivo nel regno dei morti, ha permesso al corpo morto del fratello – già nemico – di entrare nella città dei vivi. Andando verso la fine con un grembo non fecondato, ha fecondato la città di un seme nuovo: l’ordo amoris.

Giovanni Salonia, La grazia dell’audacia.  Per una lettura gestaltica dell’Antigone, ed.  Il Pozzo di Giacobbe, 2012, p. 27