La rivalità e l’invidia sono favoriti certamente dalla distanza. L’invidia rimane, comunque e in tutti i sensi, una malattia del vedere: una ossessiva distor­sione percettiva. Come gli psicologi e gli psicotera­peuti della Gestalt hanno a lungo dimostrato, vedere il mondo è sempre e comunque un atto di selezione e di organizzazione (in una circolarità inscindibile) dei dati della realtà. La percezione del mondo è una co-costruzione sempre nuova che, secondo il detto «Si vede con il cuore», integra il mondo interiore e quello esteriore. Il bisogno organizza la percezione. Un animo invidioso vedrà allora in modo rigido e ossessivo solo ciò di cui necessita per mantenere desta la propria invidia: così l’invidiato sarà visto come lon­tano, estraneo, rivale. L’invidia, quindi, è un bisogno che esaspera in modo particolare il senso del vedere rispetto agli altri sensi. Il cerchio si chiude: la vista richiede un collocarsi fuori di sé e permette di vedere anche colui che è lontano e distante (fattori tutti che sono premessa dell’invidia).

Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, p. 43