Sapienza e semplicità sono per Francesco [d’Assisi] così intimamente connesse che la definizione stessa di sapienza deve includere la semplicità e viceversa: si deve parlare di una sapienza semplice e di una semplicità sapiente. La sapienza semplice è leggera di quella leggerezza che – come dice Italo Calvino – rende vitale ogni sapere. La semplicità sapiente acquista il peso della concretezza che la riscatta da ogni fuga nel vago. E’ un geniale rimando alla figura retorica dell’ossimoro che è proprio dei mistici e dei poeti, dei bambini e dei folli, di coloro che sono stati chiamati “i custodi dell’Essere” e parlano per esperienza e non per sentito dire, avvertendo tutta l’inadeguatezza delle parole svuotate dalle mode e dalle abitudini.
E’ un’intuizione sapienziale pensare che ogni virtù deve essere autenticata da un’altra virtù (“sorella”).

Giovanni Salonia, “Gli ossimori della sapienza. L’inscindibile sequenza di Francesco: semplicità, sapienza, amore”, in Messaggero Cappuccino.