Transfert, controtransfert e resistenza concepiti originariamente da Freud come elementi di ostacolo al processo terapeutico e come tali oggetto di analisi, in GT assumono valenza terapeutica positiva quali «luogo e risorsa della cura stessa». I fondatori della GT piuttosto che dare una spiegazione in termini reattivi del vissuto e del comportamento del paziente (transfert) o del terapeuta (controtransfert) hanno focalizzato la loro attenzione sull’aspetto proattivo della relazione terapeuta-paziente, guardando i processi terapeutici più che i contenuti e dando rilievo all’intenzionalità del contatto, come spinta attuale all’autorealizzazione dell’individuo. Per questo Isadore From, uno dei padri della GT, preferisce sostituire i termini transfert e controtransfert con ‘transfering’, ossia il «processo attuale di trasferire». Questo processo è alla base del lavoro terapeutico perché, nel momento in cui il paziente ‘trasferisce’ nel ‘qui ed ora’ della relazione terapeutica la propria modalità di entrare in contatto con l’ambiente, ripete nel presente schemi comportamentali acquisiti nel passato, all’interno nelle relazioni primarie. In tal modo mostra i suoi blocchi relazionali, le ‘disfunzioni di contatto’ che nell’attuale situazione il terapeuta può cogliere e modificare tramite una nuova esperienza relazionale.

Paola Argentino, “La dimensione relazionale della psicofarmacologia: dalla compliance al transfering gestaltico” in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 241-242