Abbiamo ormai visto come l’invidia sia un modo di affrontare due elementi costitutivi della condizione umana: l’essere limitati e l’essere in relazione. Scrive Nietzsche: «Visto che si sentono infelici, gli uomini non sopportano la vista di qualcuno che ritengono fe­lice […]. Un essere umano, alla vista del piacere e dei beni di un altro, percepirà le sue carenze con ancora più grande amarezza». L’essere limitati ci espone ine­vitabilmente alla mancanza, al bisogno, al desiderio ma, contestualmente, l’essere in relazione provoca l’esperienza del confronto. È interessante tener presente che, nonostante le differenze tra gli umani si prestino a confronti e, quin­di, all’eventualità dell’invidia, tutti rifiutano a livello viscerale l’essere uguali agli altri: l’unicità è tale se è diversità dall’altro. Siamo – e abbiamo bisogno – di essere diversi. Per due gemelli l’essere molto simili è un’esperienza certamente privilegiata, ma deve inte­grarsi con la diversità, con caratteristiche che li diffe­renzino.

Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, p. 39