In particolare, pensando al Narcisismo maschile, possiamo provare a descrivere la relazione tra madre-figlio-padre. Lo sguardo della madre si illumina quando il figlio è come lei lo vuole, lo accontenta, lo capisce. E’ questa la motivazione per cui si blocca la spontaneità del bambino (essere tutto se stesso), in quanto gli vengono richiesti comportamenti da adulto; così sentirsi grande in un corpo piccolo diventa origine della modalità retroflessiva.  F., nel travaglio psicologico di accettare la sua omosessualità con pienezza, un giorno mi disse, parlando della madre: “Io sapevo che lei mi vedeva diverso, faceva finta di niente, ma il suo sguardo non era più come prima, era triste, era come quando guardava mio padre… dovevo controllare la mia vera natura, l’ho deciso in un preciso momento, lo ricordo… e adesso so che in quel momento ho deciso di negare una parte di me, quella che non mi ha fatto mai sentire integro… sono rimasto l’F. di sempre: bravo, intelligente, speciale…”.  Sembra proprio una storia d’amore nella quale il bambino si sacrifica per la madre: pur di non farla soffrire, vive a metà, fa morire una parte di sé, che viene relegata nello sfondo, poiché se lui fosse ‘tutto intero’ la madre ne morrebbe, in senso depressivo. Il controllo delle parti di sé ritenute dalla madre brutte/cattive provocano quella scissione che Winnicott chiama ‘vero sè’ e ‘falso sè’ e che in GT è la ‘retroflessione’.

Valeria Conte, La modalità relazionale narcisistica nella postmodernità e il lavoro terapeutico in Gestalt Therapy, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pp. 25-26