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[…] la terapia in Gestalt non è la via per un riattingimento del contenuto rimosso, ma il completamento in una relazione reale della situazione incompiuta, che è qui e ora presente nel setting, e non semplicemente evocata o idealmente rappresentata; la terapia è il cammino verso una nuova illuminazione della figura del contatto o verso una (ri)costituzione dello sfondo mai formato, in una co-creazione che ridà elasticità vitale al confine o lo costituisce come spazio di incontro con la realtà di un tu. Così, in Gestalt Therapy, l’inconscio ritorna nel mondo degli uomini, nella realtà delle loro relazioni, e può essere reso creativamente attingibile, può essere ‘sciolto’ nella terapia. Ma tutto questo non è senza l’estetica.
Antonio Sichera, Dalla frattura freudiana alla continuità gestaltica: lo scarto epistemologico di Gestalt Therapy, Edipo dopo Freud, GTK Books 1 – Rivista di psicoterapia, pP. 55-56





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