La seconda mossa di Gestalt Therapy appare così nella sua originalità. Non negare la dimensione inconscia dell’estetico, ma riportare questo spazio decisivo dell’esperienza all’integrità del soggetto, alla sua consapevolezza creativa espressa nella ricerca della parola e del codice (non sono l’inconscio o l’implicito, intesi come un primum prelinguistico e quindi sottratto alla superficie dell’esistenza, lo snodo decisivo dell’aisthesis), riconsegnando dunque l’esperienza estetica alla sua sorgente umana, relazionale. Come a dire: le relazioni umane autentiche sono profondamente estetiche e dunque l’arte è una potenza trasfiguratrice del mondo e delle condizioni soggettive di esistenza (nello spazio della creazione l’artista ‘risolve’ il suo problema, chiude l’unfinished business, e questo equivale alla ‘guarigione’, se al pubblico ideale del poeta si può sostituire il pubblico reale dell’altro, del terapeuta nel setting).
Antonio Sichera, Dalla frattura freudiana alla continuità gestaltica: lo scarto epistemologico di Gestalt Therapy, Edipo dopo Freud, GTK Books 1 – Rivista di psicoterapia, pp. 57-58