Un terzo passo rimaneva da fare accanto agli altri due e andava nella direzione di una “incondizionata” conferma al suo corpo (di Alberto: un corpo grande e grosso da orsacchiotto, che arrivava a volte come un’onda travolgendo, spesso involontariamente, giochi, compagnetti, sedioline. […] Un giorno la maestra prende in braccio Dario (3 a.) dicendogli: “Ora posso, il mio mal di schiena è passato, mi è tornata la forza”. Alberto la guarda in silenzio e poi le chiede: “Hai la forza di prendere anche me?” – “Certo!” è la risposta.
E la maestra prende in braccio faticosamente anche lui. Da quel giorno una corsa veloce, le braccia spalancate, ed eccolo pronto ad abbracciarla, a saltarle su e ad accucciarsi su di lei un attimo, e poi subito via. Un desiderio grande di conferma e di accettazione corporea, desiderio di essere visto, accolto, confermato nel suo corpo, accarezzato, abbracciato, desiderio che si confonde con la paura (della sua rabbia, della sua incapacità di controllarsi, del rifiuto, dell’abbandono) e con il sentirsi in balìa ora dell’uno ora dell’altra, come se girasse a vuoto.
Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 62-63