C’è un tempo nella vita, in cui ci si sente padroni di se stessi e del mondo, un tempo grande in cui bisogna scegliere una strada, lanciarsi, rischiare di costruire e di dar forma. E’ un tempo che ci appartiene intimamente e che non conosce limiti anagrafici, perché quest’impeto è quanto di più bello e di più umano ci portiamo dentro. L’esistenza che prende forma, che si definisce, esige però di giorno in giorno fedeltà, come ogni cammino – già Platone lo sapeva – in cui la bellezza non debba essere sprecata.  Conservare il bello e il buono della vita costa fatica, richiede occhi capaci di vedere l’invisibile, di gustare il sapore del pane quotidiano, di amare l’inutile, il silenzioso, il particolare, il coraggio della libertà che viene dal limite. 

Antonio Sichera, Fino alla fine. Meditazioni su Getsemani, ed. Il pozzo di Giacobbe, p.42