La rabbia serve alla persona per non impazzire in una relazione in cui l’altro compie qualcosa di intrusivo o aggressivo, negando o svalutando una sua percezione; pertanto va compresa come ‘ricerca di chiarezza’. Se il PBL sente, ad esempio, il rifiuto come una cosa chiara gli sta bene. Al contrario, impazzisce al rifiuto non perché si sente umiliato ma perché si confonde. Ad esempio, se la fidanzata prepara una cena romantica e poi lo rifiuta sessualmente, egli ‘impazzisce’ non perché la fidanzata lo umilia, ma perché lo confonde. Il rifiuto o è logico o non è logico: su questo il soggetto con BL si confonde e molti dei suoi comportamenti ‘strani’ fanno parte del bisogno di placarsi tra due emozioni contrastanti (ad esempio aggressività e amore per lui sono inconciliabili). La rabbia è quello che vediamo, è il comportamento che viene fuori, ma che non sempre corrisponde al reale vissuto: è ‘al posto di’ altri vissuti (paura, dolore, etc.). Il vissuto spesso è depressivo. In effetti, il paziente con BL ha la forza di individuarsi, ma non riesce a separarsi tra i vissuti, sente questa forza ma in modo illusorio, si sente forte, individuato, ma non sono cose che gli appartengono: è stato imbrogliato a distinguere tra i vissuti.

Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri diagnostici delDSM -5 (Modello ‘Alternativo’) in Giovanni Salonia, La luna è fatta di formaggio.  Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2013, p. 84