La parola è la condizione dell’incontro: una parola che va e viene dalle solitudini dei due attraverso un gioco di apertura del proprio mondo e di accoglienza di quello altrui. Si tratta di una danza che tra parola e silenzio permette a due anime di andare e venire dalla solitudine costitutiva all’incontro generativo. Sì, abbiamo bisogno di essere guariti anche dalle ferite che tessono la nostra esistenza: violenza, morte, non senso. Ma non è questo il tempo e il luogo per parlarne. Ci dobbiamo fermare qui. E lo facciamo citando Alberto Melucci, amico da poco scomparso, che fu poeta e terapeuta: «Se il posto del dire / resta vuoto / impietrisce lo spazio tutto intorno»; e altrove: «Solo parole abbiamo / per trovarci / e d’amore il filo / che resiste».

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, p. 73



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