Il bisogno di sperimentare il potere del proprio corpo è innato in ogni bambino: essere autonomi, infatti, è esperienza intima e costitutiva della propria identità. “Io posso” è, in fondo, un sinonimo di “Io sono”. Tale costitutiva connessione svela il senso della scultorea affermazione di Goethe: «In principio era l’Azione». L’agire – potere è poter agire – è principio di identità e di individuazione. Costruire il senso intimo del proprio potere richiede, però, un lungo e progressivo cammino. Inizia con le esperienze di forza che sperimenta il corpo (sputare, mordere, addentare, fare o trattenere la cacca, camminare, darsi piacere), si esprime esplicitamente nel dire di no (più entusiasmante del dire di sì), esplode nel volto luminoso del bambino che finalmente è riuscito a compiere un gesto prima percepito impossibile e proibito, raggiunge il suo vertice nel momento in cui, di fronte al nemico che mi toglie la vita, avverto di avere il potere di dare il mio proprio significato a quello che accade (parola di V. Frankl, psichiatra che ha sperimentato il lager di Auschwitz). «Ce l’ho fatta!»: sono queste le parole che celebrano il trionfo del sé e racchiudono il sogno di ogni essere umano.

 

Giovanni Salonia, “Yes, we can. Il fascino del potere di creare o distruggere la relazione”  in Messaggero Cappuccino