Con l’invidia appare il male nel mondo. Il libro della Sapienza (2, 24) lo dichiara in modo deciso: «Per l’invidia del diavolo è entrata la morte nel mon­do». Si racconta, infatti, di un angelo divenuto diavolo (‘colui che divide’) proprio perché guardò Dio non con la gratitudine creaturale ma con l’invidia ribelle: Dio (l’altro) possedeva la divinità che a lui, angelo/diavolo, mancava. Guardò Dio non per in-contrarlo, ma per invidiarlo e odiarlo. Il vedere l’altro (Dio) si trasformò in in-videre: un vedere che – come viene re­so con il suffisso illativo ‘in’ – si carica di negatività. L’invidia separa e la separazione genera invidia: sembra che diavolo e invidia si ritrovino nello stes­so campo semantico e affettivo. Se invidio il bene dell’altro, mi separo da lui e lo considero rivale; se mi separo da qualcuno, provo invidia per la sua fortuna.

Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, p. 33