È il gioco ad esprimere la funzione compensativa di restituire al bambino il suo ruolo di protagonista (che gli permette di agire in prima persona). Il gioco simbolico riesce infatti a creare uno spazio di contatto tanto autentico quanto protetto dove viene mantenuto il rapporto con la realtà, costituita dalla presenza dei compagni e delle regole del gioco. In questo senso il gioco è icona e paradigma di ogni adattamento creativo. Da un lato esso è il regno di una feconda creatività estetica grazie all’azione simbolica, dall’altro il suo inserimento nella realtà della relazione tra compagni e con la maestra permette al gioco di essere ‘giocato’ senza diventare però delirio, perdita di confini o perdita di sé nella confusione. Piuttosto, esso è strumento di vivificazione di un’esperienza già vissuta che ha bisogno di essere rielaborata, sminuzzata, masticata e infine digerita.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 51-52

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