Grazie alla casa, nostra appropriazione primaria, ‘condizione di qualsiasi proprietà’, compresa la nostra vita interiore, la nostra relazione con lo spazio, come distanza ed estensione, sostituisce al semplice ‘essere immersi nell’elemento’ la relazione adeguata di un’interiorità, immersa sì, ma non più mutabile in esteriorità. La nostra esistenza può emergere così come unica e ciò ontologicamente vuol dire che andiamo sempre verso un altrove, che è desiderio di ‘un paese nel quale non siamo mai nati’. Nell’andare verso
l’‘altrove’, un laggiù, partiamo da un mondo che ci è familiare, la casa, nostra e che abitiamo. La ‘propria casa’ non può essere solo un contenente, ma un luogo in cui io posso, nel quale ovvero pur e grazie alla dipendenza da un’altra realtà, io sono libero. Emergono così le tre funzioni/fasi della casa: la funzione contenitiva o prima funzione, la funzione sostenitiva o seconda funzione, la funzione integrativa o terza funzione.

Giovanna Giordano, La casa, l’ambiente non umano e i pazienti gravi. Un contributo teorico-clinico nell’ottica della psicoterapia della Gestalt in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 257