Ma il giorno in cui ci apersero i cancelli,
che potemmo toccarle con le mani
quelle rose stupende,
che potemmo finalmente inebriarci
del loro destino di fiori
divine, lussureggianti rose!
Non avrei potuto scrivere
in quel momento nulla
che riguardasse i fiori,
perché io stessa ero diventata un fiore,
io stessa avevo un gambo ed una linfa.
(A. Merini)
Vivaldi nella ‘Primavera’ anima con le note i fiori che diventano strumenti musicali, e questi vibrano emettendo ciascuno il proprio peculiare suono, che si integra con gli altri nella melodia della danza primaverile. In GT la teoria del contatto è la danza dell’incontro: da una musica iniziale, dai suoni indistinti e confusi dei singoli strumenti (confluenza), alla melodia predominante dello strumento leader, che dà le regole degli accordi armonici (introiezione), al successivo ribattere musicale degli altri elementi orchestrali
(proiezione), proseguendo un dialogo di note musicali, con toni via via crescenti e con prevalenza ora dell’uno e ora dell’altro strumento musicale (retroflessione), fino ad integrare insieme i singoli suoni in un’armonia nuova (contatto finale).  E la danza continua, si ritorna in se stessi, riprende una nuova melodia con il brano successivo, arricchito dell’esperienza precedente. È la danza della vita, in un crescendo vitale di fusioni/separazioni, nell’incontro/scontro, vicino/lontano, con gli altri. È il ‘ciclo di contatto’, ovvero dell’essere qui ed ora, ‘gettati’ nel mondo, protesi verso l’alterità.

Paola Argentino, “Dalla narrenschiff al ‘divenire fiori’: la danza dell’incontro nelle strutture psichiatriche” in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp.106-108.