Certamente ogni bambino, prima ancora di imparare ad incontrarsi con gli altri, ha bisogno di essere compreso lì dove egli non riesce a comprendere, di essere ascoltato e di essere accettato nel tumulto delle sue emozioni. La sicurezza che l’adulto capace sappia avvicinarsi con cautela e mettersi al suo fianco gli offre la garanzia che può provare tutti i sentimenti possibili ma che non sarà mai solo. Per questo Fabiola ha necessità che noi le facciamo da filtro, da tramite, avvicinandoci ad una certa distanza, e dicendole: “Ti hanno fatto arrabbiare” oppure “Ci sei rimasta male” o ancora “Non sopporti proprio che…”. Allora Fabiola si ferma e pone fine al suo scuotersi forsennato, abbassa la voce e annuisce con il capo, disponibile ad avvicinarsi e a cercare insieme a noi cosa fare, dove stare. A volte bastano un contatto di sguardi e poche parole di accoglienza da parte nostra per aiutarla. Altre volte il contatto immediato la irrita e ha bisogno di intermediari. È nel ‘fare’ che riesce a ritrovare un po’ di calma, e soltanto dopo un po’ è possibile discutere dell’accaduto. Prima vuole essere compresa, rassicurata… È importante che le nostre parole colgano il suo stato d’animo e siano realmente sentite. È importante che le parole si aprano alla sua prospettiva e al suo modo di vedere le cose, affinché la bambina percepisca di essere realmente compresa.
Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 29-30