Il rifiuto gestaltico dell’autoritarismo, del potere autogiustificato e tronfio di sé, è riconducibile infatti ad una motivazione profonda. Si tratta in ultima analisi della pervicace opposizione ad uno stabilirsi di ruoli prefissati in maniera indipendente dal processo di contatto ad una dinamica in cui valga solo la forza e l’altro venga ridotto a puro spazio di dominio. Non per nulla, nelle modalità disfunzionali del contacting, più volte colui che si pone di fronte al sé, inibendone il funzionamento sciolto ed armonioso, viene definito come il ‘conquistatore’, colui che viola il luogo sacro della ‘soggettività in relazione’ per imporre, al di là di qualunque consapevolezza, uno standard vitale tale da schiacciare o comunque ferire l’altro nell’incontro. Come a dire che in ogni circostanza in cui non è possibile vivere il contatto in quanto occasione di crescita e opportunità di nutrimento, è implicita la messa in gioco di una certa dose di violenza – foss’anche inconsapevole – che mistifica, deforma o al limite blocca il flusso naturale dei rapporti.

Antonio Sichera,
Prefazionein Giovanni Salonia, La grazia dell’audacia.  Per una lettura gestaltica dell’Antigoneed.  Il Pozzo di Giacobbe, 2012, pp. 5-6