Ritornando al tatuaggio, la lezione gestaltica ci ricorda che, nel momento in cui una persona decide di inscrivere nel proprio corpo il tattoo, in realtà cerca di scegliere una forma propria alla visibilità: intende provocare una gestalt nuova nel gioco relazionale. La domanda che presiede la dimensione relazionale della scelta del tatuaggio così risuona: come voglio presentarmi all’altro? Come voglio essere visto dell’altro? In effetti, si tratta di introdurre un elemento nuovo ma scelto nella dinamica della percezione che, inevitabilmente, il proprio corpo attiva nell’altro. … A questo punto, i tattoo aprono nella postmodernità precisi percorsi antropologici e suggestivi orizzonti educativi. Essi hanno il compito di svegliare i corpi senza vita che vengono fusi nell’invisibilità dell’essere folla, i corpi che non vibrano e si consumano nell’apparire, i corpi svuotati da un fitness che si esaurisce nella tecnica. I tattoo ricordano che il corpo è il luogo del calore e dei colori, delle forme vibranti e cangianti, della vitalità e della luce: il corpo diventa mio e mi differenzia come identità relazionale solo se abitato. Ed ecco, infine, il senso profondo dei tatuaggi nella postmodernità: donare e imporre agli occhi che li (am)mirano la domanda delle domande, quella che ci riporta alla nostra corporeità: con o senza i tattoo, senti il calore e la luce, la provocazione e la creatività, la vibrazione e l’unicità del tuo corpo?
Giovanni Salonia,
Firma tattoo per corpi in vibrazione, Messaggero Cappuccino