Non è raro sentire nelle narrazioni dei pazienti gravi come lo stare fisicamente più vicino o più lontano dal padre o dalla madre ha influenzato esperienze costitutive del Sé, nell’un caso o nell’altro, completamente diverse. Il ritmo del respiro si modifica in riferimento a quale corpo abbiamo e abbiamo avuto vicino. Una madre e/o un padre che hanno amato guardando a distanza il proprio figlio, non gli hanno permesso di sperimentare sulla sua pelle il calore e l’accoglienza di essere amato. Questa mancanza, di cui il nostro corpo ha memoria, resta come Gestalt aperta, che tenderà sempre a cercare di completarsi e che ci farà essere nel mondo in maniera diversa da chi questa esperienza l’ha avuta.

Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi, in GTK 2 settembre 2011, p. 25


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