A livello antropologico il rito è un gesto socializzato che ha il compito di regolare i rapporti sociali: nella sua regolarità e prevedibilità, è una sintesi veloce e leggera del fatto che la relazione tra le persone è rimasta pacifica e non è stata intaccata da eventi o pensieri negativi contro l’altro. Quando incontrando una persona non viene rispettato o viene modificato il rito, si manda all’altro il messaggio chiaro che si vuole cambiare (in positivo o in negativo) la prossemica relazionale (avvicinarsi o allontanarsi).
Parliamo di rituale quando la persona non si sente più libera di scegliere se compiere o no un gesto, ma si sente costretta a compierlo per fare abbassare il livello di ansia. Anche qui, come nel pensiero, si ha un’armonia paradossale: la persona ha paura di agire per il rischio che l’azione comporta ed ecco che, bloccando l’azione ‘giusta’ che porterebbe al contatto, l’O. si inventa un’azione rituale che ha lo scopo di scaricare la tensione del non agire. Si compie un gesto rituale per non compiere il gesto di contatto percepito come pericoloso.
Giovanni Salonia, L’angoscia dell’agire tra eccitazione e trasgressione. La Gestalt Therapy con gli stili relazionali fobico-ossessivo-compulsivi, in GTK1 dicembre 2010, p. 35



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