Ho estrapolato da centinaia di mail inviatemi nell’arco di due anni quelle che, a mio avviso, sono più significative per evidenziare il percorso che Massimo (il paziente) ha fatto verso il cambiamento e l’attuale guarigione. Un computer tra me e lui, ma che diventa luogo di incontro dove farsi vedere senza vergogna, uno strumento così insolito per raccontarsi, per riattraversare la sua sofferenza, gli abissi del delirio, l’ineluttabile solitudine e vuoto… Ogni mail ha un titolo, che ho lasciato, un titolo a mio avviso sempre significativo e da lui stesso trascritto… In altre parole, esistere di-fronte a qualcuno, attraversare paure e ambivalenze per rischiare di ri-fidarsi in una relazione importante.
(da una mail)
Rimorso
“Io sono stato crudele… ecco perché ho paura di me, il rimorso è dolce, riscatta la colpa. Solo il rimorso può liberare dalla paura, altrimenti continuerò a odiare me stesso.” (Massimo, paziente)
Restargli accanto nella fatica di essere se stesso, di iniziare a conoscere l’abisso del proprio Io, ma questa volta di fronte all’altro.
Valeria Conte, 
La Gestalt Therapy e i pazienti gravi, in GTK2 settembre 2011, p. 25