Nell’ambito delle relazioni di aiuto, il terapeuta che ha sperimentato il senso di colleganza con l’ambiente non umano può essere capace di cogliere il vissuto della persona che soffre senza percepire l’angoscia di un ambiente minaccioso (non essendoci una minaccia reale) o quella di diventare non umano.
L’esperienza con un animale può ancora aiutare un terapeuta a potenziare la propria sensibilità emotiva: «quando ci prendiamo cura di un cane ascoltiamo le emozioni che questo rapporto suscita in noi, siamo più sensibili alle nostre parti istintuali e tendiamo a ritrovare una coerenza fra i significati dei messaggi non verbali che vengono scambiati e le nostre intenzioni, così che l’interazione permetta di soddisfare i reciproci bisogni». Molti pazienti profondamente regrediti si vivono per lo più come animali e non si riconoscono pienamente nelle caratteristiche umane. Portare il paziente alla rielaborazione delle relazioni significative con l’ambiente non umano, potrà favorire un passaggio a quelle con i propri simili.

Aluette Merenda, 
L’ambiente non umano nellefamiglie attuali ed in psicoterapia” in Aluette Merenda 
“Incontri terapeutici a quattro zampe. Gestalt therapy e prospettive di zooantropologia clinica”- Presentazione di Giovanni Salonia, ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 77