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Per gli autori di Gestalt Therapy, infatti, la poesia nasce, per sua natura, dalla concentrazione del poeta “su un dialogo subvocale incompiuto e sui pensieri successivi ad esso”. In altri termini, il poeta gioca liberamente con le sue parole al fine di “completare una scena verbale incompiuta”, di “risolvere un problema”, dirimendo dentro il tessuto del testo una questione vitale rimasta aperta. Il poeta, insomma, dà senso e compimento nella poesia ad un’esperienza esistenziale che ha ancora bisogno di essere conclusa e che rappresenta, per lui, la fonte dell’inquietudine creativa, la sorgente di quel dolore – comunque lo si voglia interpretare – di cui la parola poetica autentica si nutre. Per usare le categorie di Freud, diremmo che la poesia non ‘funziona’ da puro sostituto del sintomo, ma anche come sua forma di soluzione creativa.


Antonio Sichera, Ceux qui cherchent en gèmissant. Crepuscolo e nascondimento di Dio nella scrittura letteraria, Bonanno Editore, Catania 2012, p. 123



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