La riflessione sulle tragedie greche ci rimanda alla tragicità dell’esistenza nostra e altrui, e ci può aiutare a recuperare quella dimensione della cura che, Heidegger, traduceva soprattutto nella capacità di offrire al dolore l’ascolto e la memoria. L’ascolto dell’inudibile, in particolare l’ascolto del “needless pain”, dolore inutile, senza scopo, è compito etico primario di coloro che hanno scelto di “prendersi cura” della sofferenza altrui in modo totale, non solo del corpo. In un’ottica gestaltica, squisitamente relazionale e olistica, l’attenzione alla globalità della persona e dell’ambiente in cui vive, apre uno scorcio sull’indicibile– il dolore profondo non ha parole per dirsi – e traccia i percorsi di una rigenerazione terapeutica.
Così interrogarsi sul “tragico”, sulla dimensione drammatica dell’esistenza, diventa quesito terapeutico ed esperienza di crescita, all’interno della quale il dolore esercita una funzione etica: sanare la frattura tra l’indicibile e l’inudibile.

Paola Argentino,
Tragedie Greche e Psicopatologia, Medicalink Publishers, 1° edizione giugno 2015, pp. 19-20