Si è onesti come psicoterapeuti se si accetta che la relazione terapeutica è una relazione triadica e non diadica. Il Codice Deontologico ha, infatti, come primo significato, quello di ricordare al terapeuta che si sta prendendo cura del paziente in nome della comunità. La presenza simbolica ma determinante del “terzo” nel setting terapeutico è garanzia di efficacia e di validità. Il “terzo” in terapia si declina in molte forme: la comunità civile, il modello terapeutico e la scuola di appartenenza, la supervisione, il coterapeuta. D’altronde anche nella crescita ogni diade genitore-figlio trova la sua validità ed efficacia nel triangolo cogenitoriale: si è “genitore-di-un-figlio” se si è “genitore-con-il-cogenitore”. Pensarsi l’unico salvatore o l’unico terapeuta per un paziente non è onesto e non aiuta il percorso di guarigione o di maturazione del paziente.

Giovanni Salonia, La saggezza dell’onestà. L’esperienza dello psicoterapeuta insegna umiltà per i propri errori, in Messaggero Cappuccino