Ma perché, nonostante il desiderio (intenzionalità relazionale), non sempre l’Organismo riesce ad incontrare l’Ambiente? Perché alcune traità rimangono inquiete e insoddisfatte? Su questo punto diventa illuminante il contributo di Kimura: «Solo uno aida intra-soggettivo può entrare in relazione con un altro aida intra-soggettivo in uno aida intersoggettivo». La traità interpersonale è resa possibile da due traità intrapersonali: l’incontro Io-Tu, cioè, accade a condizione che sia il Tu che l’Io arrivino al confine di contatto presenti a se stessi. In Gestalt Therapy si afferma che l’essere pienamente se stessi al «confine di contatto» (ossia la «traità intrapersonale», nella definizione di Kimura) è condizione preliminare di ogni evento di traità interpersonale. Solo se l’Io incontra se stesso può incontrare il se stesso dell’altro. Una citazione cara a Kimura è quella di Kierkegaard, che afferma di essere stato così depresso «da non riuscire a dare del tu a se stesso». Per essere in contatto con se stesso, l’Io deve compiere a sua volta un cammino. L’Io, infatti, non si dà come esperienza originaria, ma come punto di arrivo di un percorso che tende a far sì che – come ci ricorda Heidegger – l’Io «arrivi a se stesso». È un viaggio che, a livello evolutivo, costituisce il compito primario di ogni crescita. Nella patologia – conferma Kimura – l’Io non riuscirà a «dare del tu a se stesso»: resterà o ‘indietro a se stesso’ o ‘fuori di se stesso’.

Giovanni Salonia, 
L’esser-ci-tra. Aida e confine di contatto in Bin Kimura e in Gestalt Therapy, in Bin Kimura, TRA per una fenomenologia dell’incontro, ed. Il Pozzo di Giacobbe, pp. 11-12