Abitare il mondo vuol dire “umanizzare” le cose, rendersele familiari, avere quella consuetudine che sta alla base delle nostre abitudini quotidiane e delle nostre più consumate abilità, delineando così la prima funzione della casa, quella di contenitore sicuro e familiare.
Quindi il tempo, il passato, non esiste perché me lo ricordo, ma perché lo sono con il volto, con le abilità del mio gesto che mostra antiche consuetudini con alcune cose e alcuni luoghi piuttosto che con altre cose e altri luoghi, con la soddisfazione o la delusione di una vita che traspare dal mio sguardo.

Giovanna Giordano, La casa vissuta. Percorsi e dinamiche dell’abitare. 
Milano: Giuffrè Editore, 94-95