Di fatto, il paziente grave vive la sensazione precaria e discontinua di stare sempre su un terreno franante: se ci approssimiamo al loro corpo, riconosciamo il vissuto angosciante di questa mancanza.
Il controllo e la rigidità diventano atteggiamenti necessari per placare l’angoscia di crollare o di frammentarsi. Afferma Goodman che se il percorso di maturazione di queste sicurezze di base si interrompe precocemente, l’individuo non raggiunge le competenze al contatto necessarie all’individuazione e al senso della propria integrità. Al paziente grave, infatti, manca il grounding di sicurezza scontata, di contatti stabili e sicuri che gli permettano la costruzione di uno sfondo da cui potranno emergere figure nuove.

Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 75