Leggere la fatica della relazione e la sofferenza interiore in chiave ermeneutica, significa dunque essere aperti al dialogo con il pensiero altrui, disposti ad ascoltare e a ‘distruggere’ il nutrimento offerto dall’altro. Ma vuol dire soprattutto porsi dinanzi al disagio del paziente rimanendo capaci al contempo di compagnia e di pensiero, di contestualizzazione e di dedizione al ‘singolo’, di comprensione del corpo e di creatività della parola, di percezione del kairos e di rispetto dello scorrere sempre uguale di kronos, di cammino verso il contatto e di intendimento del valore decisivo della pausa.
Sichera A. in Argentino P., Conte V., Salonia G., Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di Psicopatologia Gestaltica. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2013, p. 11.

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