Sentii subito che di una teoria evolutiva come quella di Stern avevano bisogno sia la pur geniale teoria del sé della Gestalt Therapy (nata gia negli anni ‘50), sia la scontata teoria del sé delle Relazioni Oggettuali e di Kohut. La rilettura che Daniel fa della relazione madre-bambino come danza e come paradigma della relazione terapeuta-paziente era per me decisamente avvincente.
A livello epistemologico, quella transizione sterniana dalla relazione madre-bambino a quella terapeuta-paziente aprirà poi molti fronti di ricerca e di studio anche in campo psicoanalitico, non senza confusioni a livello ermeneutico e clinico (non è operazione facile, infatti, combinare inconscio e fenomenologia, esperienza e interpretazione, prospettiva psicodinamica  e sistemica). In ogni caso, la teoria evolutiva del sé resta il contributo prezioso e storico di Daniel Stern. È stato lui ad introdurre nell’evolutiva il soggetto-in-relazione, è stato lui ad ‘inventare’ il ‘sé narrativo’ come riedizione della dimensione triadica della parola e dei legami nel triangolo primario. Per questo durante i nostri numerosi incontri di quegli anni mi trovai tante volte a dirgli che mi ero proprio innamorato della sua teoria evolutiva!

Giovanni Salonia, GTK 5, 125-126.
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