«Mister Stern?». «Yes». «I’m Giovanni Salonia. Welcome to Palermo». Dentro poche battute formali un evento: riconoscendoci ci guardammo mezzo secondo in più del previsto. E fu intesa. Era una tarda serata del 25 gennaio 2001 all’aeroporto di Palermo. Un anno dopo, a Siracusa, Daniel stesso dirà che a Palermo, tra il nostro Istituto e lui, era stato innamoramento e che avremmo dovuto ricercare le differenze! Le trovammo, e tante! Ma non tali da farci dimenticare quell’attimo in cui ci eravamo guardati, e riconosciuti. 

D. Stern – G. Salonia


È come se quella sera, a Palermo, a cena, io avessi conosciuto il suo ‘bambino’ interiore: curioso, vivace, genuino, che non mi metteva in disagio neppure quando – incuriosito della mia condizione di frate – mi chiedeva con tranquillità se mi fossi mai innamorato, e di chi, e come era andata, e così via. Lo avevamo invitato perché entusiasmati dalla sua teoria sullo sviluppo dei bambini. Leggendo i suoi libri in effetti rimasi sorpreso dal modo in cui uno psicoanalista come lui si fosse appassionato (convertito – avrebbe detto Husserl) alla fenomenologia dell’esperienza. 

Una teoria evolutiva, la sua, che – alla stessa stregua dell’intuizione sulla fase dentale di Perls – derivava non dalle speculazioni sul bambino ‘clinico’ ma dall’osservazione del bambino ‘live’.

Giovanni Salonia, GTK 5, 125