Per incamminarci lungo questi temi ripartiamo dalle domande che la follia ci pone. Di fronte all’irrazionale, a ciò che non possiamo ricondurre sotto il nostro controllo attraverso la razionalità, siamo tentati di reagire fuggendo o negando il diritto di cittadinanza (nella polis e nella mente). Una città che emargina l’irrazionale e tutto ciò che non si omologa,  espelle i germi del cambiamento e del futuro ed è destinata a finire nello squallore o nell’autodistruzione. Una mente che nega ciò che non comprende smarrisce la chiave della creatività.  
Si può  affermare serenamente che spesso c’è una sorta di ruvidità o di appiattimento (mentale o affettivo) in chi non è abituato a confrontarsi con la follia, in chi progressivamente elimina dalla sua vita ogni elemento di  incomprensibilità e di irrazionalità. Stare di fronte a colui che chiamano “folle”, accettando di saper solo balbettare senza rifugiarci nella falsa sicurezza del “sentito dire” e delle parole “usate” in prestito e non create (chi vive nella verità dell’esistenza necessariamente tenta di creare o ri-creare le parole!), significa incamminarsi per territori nuovi, che, paradossalmente,  riconosceremo come nostra “patria” smarrita ma non dimenticata. 

Giovanni Salonia, Tratto da disagio Psichico e risorse relazionali.