Il controllo delle parti di sé ritenute dalla madre brutte/cattive provocano quella scissione che Winnicott chiama ‘vero sé’ e ‘falso sé’  e che in GT è la ‘retroflessione’. È un sacrificio fatto per amore, che apre un dolore immenso nel momento in cui il narcisista decide di vivere  e non più di sopravvivere.  Nella modalità relazionale narcisistica il rapporto tra il figlio e la madre è ambivalente: da una parte la idealizza, dall’altra la percepisce piccola e bisognosa di lui. Non avverte in modo consapevole la rabbia verso di lei, che si farà più chiara durante il percorso terapeutico. La rabbia è invece rivolta verso l’altro genitore, vissuto come la causa di tutto ciò: «Papà non c’era mai, sempre preso dalle sue cose, assente anche se fisicamente presente, ma in effetti è stato sempre un incapace, un superficiale, un perdente. Io non volevo essere come lui… ». Le parti di sé fragili, quindi, non vengono espresse, ma vissute come inadeguate, da controllare. Questo, chiaramente, spiega il bisogno di ammirazione e di conferma che il Narcisista cerca in qualsiasi contesto e relazione, poiché sentire la squalifica e il rifiuto lo annienta. Il rapporto del figlio con il padre appare spesso non significativo, inesistente, ma ciò è proprio dovuto al rapporto disfunzionale della coppia genitoriale.

Valeria Conte, GTK 4, p. 26.