Nel Narcisista retroflessivo la storia familiare rimanda ad una alleanza madre-figlio o padre-figlia vissuta contro  l’altro genitore. Questo sfondo relazionale gli/le impedisce di sentirsi pienamente e lo/ la rafforza nella affannosa ricerca di apparire. Tutto ciò fa sì che il/la N. appaia arrogante, rigido/a, controllante, egocentrico/a, con un ossessivo bisogno di proteggersi da critiche e rifiuti, percepiti sempre come svalutazione e disconferma di sé, rendendolo/a incapace di sentire la sua pienezza comunque vissuta inconciliabile con l’altro. Goodman così lo descrive: «L’individuo narcisista
non riesce a far fronte ai propri sentimenti, ha paura di ferire o di essere ferito. Le energie impegnate vengono rivolte verso gli unici oggetti privi di pericolo disponibili nel campo: la propria personalità e il proprio corpo».
Come abbiamo detto prima, sia al maschile che al femminile abbiamo una forte alleanza tra uno dei due genitori e il/la figlio/a di identità di genere diverso. Questa relazione ‘speciale’ diventa generatrice del disagio (proprio perché il vissuto di essere ‘speciale’ è dentro la relazione a due), diviene un’alleanza disturbata che sta ‘al posto di’ un rapporto funzionale genitore-figlio/a, dove non vengono riconosciuti i bisogni del/la figlio/a, ma i propri. Dalla teoria del Sé nel sistema famiglia, sappiamo che la  competenza genitoriale della madre o del padre è determinata/influenzata dai vissuti che intercorrono nella coppia coniugale. I genitori del Pz N. hanno un rapporto di coppia non paritario, vissuto con ossessiva contrapposizione o dipendenza (one up – one down). La/il figlia/o diventa alleata/o con il genitore di sesso diverso e contro  il genitore dello stesso sesso. Una sorta di alleanza eterosessuale che si mantiene tenendo a distanza e squalificando il genitore dello stesso sesso. Ne consegue una identità sessuale che mancherà della necessaria conferma intima e profonda, che può essere data solo dal genitore dello stesso genere, al di là del successivo orientamento sessuale che anch’esso, per essere vissuto con pienezza, deve potere osare di esprimere tutto se stesso.

Valeria Conte, GTK4, pp. 24-25.