«Io sono un caso eccezionale, io sono il perseguitato del futuro, io sarò una leggenda… la sera soffro di una grande angoscia che mi paralizza, mi fa mancare il respiro e loro mi fanno sentire le voci che ridono di me, non mi hai confortato, il conforto era sentire esplicitamente che sono sadici crudeli e spietati, chi tace sta dalla loro parte». 
Il paziente inconsapevolmente si protegge dal dolore e dall’angoscia attraverso il sintomo; a volte è necessario delirare per placare un dolore estremo, indicibile. Paradossalmente, nel delirio la sofferenza assume senso/significato e l’angoscia apparentemente si placa, ritorna nello sfondo della sua esistenza. 
Grazie 
«Non mi fido di te, non mi fido della gente, non mi fido di nessuno, se penso liberamente mi odiate, se tu ancora non mi odi è perché non mi vedi nel pensiero, basta pensare liberamente per essere odiato. Mi sono fatto un’idea di te. Sei cattiva, egoista, i più siete malvagi, so che mi disprezzi, so che di me non te ne frega niente, hai una pessima opinione di me…». 
Il terrore della relazione con l’altro diventa cardine della cura. L’esserci del terapeuta permette a lui di esserci. Rifare il percorso relazionale che è stato sfondo fertile per l’insorgenza della patologia permette di ricostruire uno sfondo nuovo. 

Valeria Conte, GTK 2, p. 38.