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Si tratta di una seconda modalità che in modo semplice e immediato offre la possibilità di un contatto col corpo ‘dal di dentro’. Sentiamo freddo, dolore, piacere, fame, stanchezza, bisogno di ingerire e di espellere, voglia di abbracciare ed essere abbracciati… Sentire il corpo significa quindi avvertire i segnali dei nostri bisogni primari. Quando non ascoltiamo questi richiami, il corpo li urla (con il dolore e con la malattia) e noi smarriamo la nostra identità, inevitabilmente ‘corporea’.
Non poche delle sofferenze che opprimono la condizione umana oggi (disordini alimentari, tossicodipendenze) nascono e si esprimono proprio nell’incapacità di avvertire e decodificare i segnali del corpo. Ma anche la strada del ‘sentire’ si arresta di fronte alla complessità del rapporto mente/corpo: se l’uomo vuole realizzarsi, deve collocarsi in territori nuovi che includono e superano la capacità di sentire il proprio corpo.
Giovanni Salonia

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