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Congresso EAGT: Cracovia 2013
Choosing between fear and necessity. A group activity proposal
Intervista a Giovanna Silvestri 
A cura di Stefania Antoci
D. Prendere le decisioni non è facile: a volte sono inevitabili e talvolta le temiamo. Come è possibile per lei integrare paura e necessità?
R. Per crescere bisogna scegliere. A volte è così semplice che neanche ci si accorge che la scelta è stata presa, agita, fatta propria. Per questo tipo di scelte non si danno spiegazioni perché in effetti non emergono le domande. Tutto è fluido, spontaneo, necessario. Mi piace ricordare che nell’accezione di Goodman il necessario è attuale e semplicemente non vi sono altre possibilità nello sfondo, per cui il contatto può essere pieno.
Ma per certi tipi di crescita, prima di giungere al “necessario” è essenziale affrontare un elaborato processo di scelta (decision-making) che sostiene l’audacia integrando l’assunzione di responsabilità. In questo processo l’emozione primaria della paura gioca un ruolo fondamentale: essa aiuta ad orientarsi e a manipolare un campo difficile, in cui è previsto un pericolo. La previsione di un pericolo è data dall’esperienza, così chi ammette di provare paura, sa di essere cresciuto. Allora quando un nostro paziente ci dice “ho paura che…” non diremo “non avere paura…”, ma piuttosto “nella tua esperienza cosa ha significato questo pericolo? ed ora quali nuove risorse puoi trovare per affrontarlo, evitarlo o distruggerlo?”
D. Nel workshop che ha condotto a Cracovia propone una modalità innovativa: un percorso di gruppo. In che modo l’altro può aiutarci a scegliere?
R. L’altro è indispensabile quando il processo di scelta è elaborato. Se mi permette, vorrei tornare al ruolo giocato dalla paura nel processo decisionale. La paura non chiude all’esperienza (ad esempio come fa il terrore), ma rallenta, allontana il momento del contatto in modo tale da poter evitare o distruggere il pericolo. Cioè la paura è la ricerca di un sostegno in un campo difficile, a volte difficilissimo. È la ricerca dell’altro che ci supporta per una prova importante, dura, a volte decisiva.
Ma lei mi chiedeva come l’altro può aiutarci. A questo punto è semplice: legittimando la nostra paura, accettando il nostro vissuto e mettendoci in gioco come risorsa (con i confronti schietti, con lo studio, con la propria esperienza), ma senza mai supporre di sapere cosa è meglio per noi.
D. L’XI Congresso organizzato dall’ EAGT è stato pensato come un dialogo scientifico tra esperti di fama internazionale: quali elementi nuovi sono emersi dal confronto e con quali interrogativi ci dirigeremo verso Taormina 2016?
R. L’EAGT è un irrinunciabile luogo di scambio per la pratica e la conoscenza psicoterapeutica. È emozionante vedere come centinaia di terapeuti della Gestalt, con lingue e culture diverse, abbiano lo stesso slancio nello sperimentare in prima persona tecniche e metodologie di altre scuole o istituti. Il confronto, il dialogo ed il conflitto sono nel DNA della Gestalt Therapy e sono la garanzia del continuo aggiornamento del modello con i bisogni e i disagi emergenti della società in cui viviamo, che si è sempre più globalizzata, ma anche sempre più scissa. Per il XII Congresso vedremo quali saranno le nuove elaborazioni. A proposito di Taormina le racconto come è andata: siamo nell’Auditorium Maximum della splendida Cracovia quando l’ultimo giorno l’assemblea plenaria deve votare per la città in cui avrà luogo il prossimo congresso. Dal palco si nominano le capitali europee candidate. Venuto il momento di Taormina quasi tutto l’auditorio è in piedi, le persone si guardano incredule e scoppia l’applauso corredato da urla d’eccitazione. Segno che l’Italia e la Sicilia in particolare sono molto conosciute dalla Gestalt di tutto il mondo. La standing ovation è stata il miglior in bocca al lupo per l’Edizione 2016!

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