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In realtà, il presente, il qui-e-adesso, è l’unico tempo in cui siamo e viviamo. Il passato (anche felice) ormai non è più disponibile e il futuro (di felicità) non lo è ancora. Però non si vive senza passato e senza futuro. Di più. Ricordare (guardando indietro) e progettare (guardando avanti) sono verbi che si declinano nel presente e, in questo senso ‘presentificano’ il passato e il futuro. Quando il passato diventa racconto è nel presente che esso ritrova la stessa energia della felicità narrata. Non per nulla ci sono racconti che guariscono (Hillman) e rabbini come quello dell’antico midrash, che narrando un miracolo danza e lo fa ri-accadere.
Anche il futuro non si muta in mera illusione se è vissuto nel presente come un attendere che riempie il tempo e ridà energia alle membra stanche. L’attesa – quella che coinvolge corpo e anima – diventa un filo rosso che unifica, dirige e, direbbe Kirkegaard, purifica il cuore e l’esistenza.
Giovanni Salonia

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