Istituto di Gestalt Therapy HCC Kairòs
Formazione in Psicoterapia dal 1979

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Prima Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt in Italia
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LE ORIGINI

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Frederick S. Perls
I Padri della Gestalt

FREDERICK S. PERLS (1893 – 1970)

Padre della Terapia della Gestalt, Frederick (Fritz) Perls era uno psicoanalista ebreo nato a Berlino nel 1893. Dopo la laurea in neuropsichiatria divenne assistente di Kurt Goldstein e si trasferì a Francoforte, centro di fermento intellettuale nell'Europa degli anni ‘20 del Novecento. Qui venne in contatto con alcuni dei maggiori psicologi della Gestalt e psicoanalisti di quel tempo che contribuirono alla formulazione del suo pensiero, così come le esperienze di analisi individuale con Wilhelm Reich e con Karen Horney, la teoria di Otto Rank sulla centralità della contro-volontà per la crescita differenziata e creativa della persona umana e ancora l'Olismo nella teorizzazione di Jean Smuts, l’Esistenzialismo e la Fenomenologia, le filosofie orientali, in particolare lo Zen. Nello stesso ambiente conobbe Laura Polsner, che sarà più tardi sua moglie e prima collaboratrice nello sviluppare il nuovo orientamento di psicoterapia. In seguito alla persecuzione nazista emigrò in Sud Africa dove, insieme alla moglie, fondò l’Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Scrisse il suo primo libro: “L’Io, la fame, l’aggressività” (1942), cui anche Laura diede un contributo rilevante, che rappresentò il primo passo dalla psicoanalisi ortodossa verso il nuovo modello gestaltico. Il sottotitolo del testo, nella prima edizione, era, infatti, “una revisione della teoria e del metodo di S. Freud”. Con questo testo Perls criticava la teoria freudiana sulla natura umana per non aver dato il giusto e fondamentale rilievo alla capacità dell’Io di soddisfare i propri bisogni (la fame) attraverso un’attività autoaffermativa (l’aggressività). Rimase in Sud Africa fino al 1946 circa e successivamente si trasferì a New York dove ebbe modo di sviluppare le intuizioni che legavano la sua pratica terapeutica alla Psicologia della Forma ed ai modelli fenomenologico-esistenziali. New York era la più europea città d’America e ciò permise a Fritz e Laura di respirare ed assimilare un clima culturale cosmopolita e sofisticato, lontano dagli aspetti puritani di un certo orientamento culturale americano. Qui si costituì il primo gruppo di collaboratori, tra cui troviamo Isadore From, Paul Weisz, Elliot Shapiro, Sylvester Eastman che, con Paul Goodman, Ralph Hefferline e Laura formeranno il cosiddetto “gruppo dei sette”, un gruppo di intellettuali statunitensi, profondi conoscitori della psicoanalisi, che elaborando le intuizioni di Perls, contribuì alla fondazione della Psicoterapia della Gestalt. Nel 1951 pubblicò, con Paul Goodman e Ralph Hefferline “Terapia e pratica della Terapia della Gestalt” testo base di riferimento della Gestalt Therapy, dove per la prima volta apparve il nome di “Terapia della Gestalt”; il libro è composto da due parti: la prima, che presenta tecniche ed esercizi del tipo “fai-da-te”, utili per la crescita personale, a poco a poco perderà d’importanza, la seconda espone un modello coerente di terapia elaborato da Goodman sulla base di appunti geniali, ma frammentari, di Perls. La Psicoterapia della Gestalt, in questi anni, suscitò molto interesse e consenso. Tra il ‘52 e il ‘54 fondò i primi Istituti di Gestalt, tra cui in particolare quello di New York e di Cleveland, lasciando a Laura e a Goodman il compito di guidarli, mentre si diede a continui viaggi per presentare il nuovo modello di lavoro e conoscere altre idee. Il suo spirito libertario lo portava lontano dagli ambienti professionali ai quali preferiva il contatto con pittori, musicisti e gente di teatro. Questa inesausta tensione ad integrare elementi teorici ed applicativi di diversa estrazione sarà all’origine di una crescente differenziazione tra Perls (e la scuola che successivamente verrà denominata come californiana o della West Coast) e gli Istituti della East Coast dove a Laura Perls ed a Paul Goodman si erano affiancati nel frattempo Joseph Zinker, Erving e Miriam Polster, Sonia Nevis che si attenevano ad una metodologia di lavoro più fedele alle origini e dove, a partire dal 1966, vennero avviati i primi programmi di formazione strutturati. Dal 1964 al 1969 si stabilì ad Esalen, un centro sulla costa californiana, che stava trasformandosi in un’autorevole fucina di sperimentazione e di propulsione culturale, dove Perls raggiunse la celebrità, offrendo dimostrazioni quasi miracolistiche dei suoi poteri terapeutici. Alla presenza ormai di centinaia di partecipanti, Perls invitava chi voleva ad accomodarsi sulla “sedia bollente” per dar luogo alle sue dimostrazioni, cui erano ormai attirati professionisti di fama, per cogliere i segreti di un’arte consumata e sempre inventiva nel cogliere l’elemento evolutivo inceppato di un’esistenza interrotta nel suo libero fluire e nella sua crescita. Non si trattava, ovviamente, di percorsi psicoterapici, ma di tocchi magistrali che davano, tuttavia, il senso del potenziale raggiunto da quest’uomo a compimento della sua opera di sintesi e di ricerca. Le sessioni di Perls vennero registrate, filmate ed in parte raccolte in un volume che uscì con il titolo “Gestalt Therapy Verbatim” (1969). Una nuova generazione di più stretti collaboratori, tra cui Claudio Naranjo, Bob Hall, Jack Dawning e Isha Blumberg, raccolsero l’eredità di quella che è stata definita “gestalt viscerale”, organizzando programmi di formazione secondo l’impostazione della scuola californiana, mentre il gruppo di New York si distanziò da Perls e gli mosse pesanti critiche, tra le quali quella di aver trasformato la psicoterapia in teatro, di aver confuso i workshop con la terapia a lungo termine, di aver incoraggiato quella introiezione che egli stesso aveva criticato nei confronti della Psicoanalisi. Perls morì a Chicago, il 14 Marzo 1970. A nome del gruppo di New York, Paul Goodman lo commemorò in un modo che ad alcuni sembrò troppo critico. I seguaci di Perls, allora, sentirono il bisogno di una celebrazione “riparativa” che venne affidata a A. Levitzky.


BIBLIOGRAFIA
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