Nella crescita, la dinamica obbedire/disobbedire rimanda a degli apprendimenti necessari e delicati: si tratta di fasi evolutive che si succedono in modo fisiologico. Usare la parola obbedienza/disobbedienza nel contesto evolutivo può sembrare fuorviante, in quanto si tratta di fasi di maturazione, nelle quali la persona ancora non ha raggiunto la maturità affettiva e decisionale. L’obbedienza di cui vogliamo parlare è quella della persona libera, capace di dire sì e di dire no perché ha già attraversato e maturato le fasi della dipendenza e della controdipendenza. Nella formazione è fondamentale tener conto di questo principio evolutivo per non confondere il concetto stesso di obbedienza/disobbedienza. Collocare obbedienza e disobbedienza dentro le fasi della crescita è, per un formatore, necessario. Ad esempio la difficoltà a essere obbediente di un formando spesso può essere dovuta non al sentirsi troppo sicuro di sé, ma al non aver raggiunto la propria altezza. Chi è maturo ha maggiore possibilità di obbedire e di consegnarsi alla fraternità. Finché non si è raggiunta la propria integrità, l’obbedienza e la disobbedienza saranno sempre inficiati da paura, da insicurezza, da ribellione.

Giovanni Salonia, Governo fraterno tra obbedire e disobbedire. Percorsi formativi, in Governo fraterno. La novità di Francesco d’Assisi nella società delle relazioni liquide, EDB, Bologna 2018, pag.  147